24 aprile: centenario del “grande male”, il genocidio degli armeni, il primo del ‘900, da cui Hitler trasse ispirazione e per cui l’avvocato Raphael Lemkin inventò il termine genocidio. Ieri il patriarca della chiesa armeno-ortodossa, Karekine, ha fatto santi i martiri del genocidio. Il Grande Male inizia nell’ambito della prima guerra mondiale. L’Armenia storica faceva quasi interamente parte dell’impero ottomano, in cui si era affermato il governo dei Giovani Turchi, determinati a costruire uno stato nazionale turco, popolato perlopiù da un unico gruppo etnico. Alcune voci autonomiste armene e il timore che questi si alleassero con i russi, di cui di cui i turchi erano nemici, sono le più importanti cause della decisione di sterminare tutti gli armeni. Nel luglio del 1915 non esistevano praticamente più armeni in Anatolia orientale. Seguì lo sterminio degli armeni che vivevano in Anatolia occidentale e in Cilicia, la distruzione di chiese, monasteri, scuole, la confisca di tutti i beni delle comunità, Gli armeni, da 3000 anni nei territori anatolici, furono annientati. Oggi la Repubblica armena, proclamata nel 1991, è un piccolo territorio con circa 4 milioni di abitanti che confina con Turchia, Azerbajan, Georgia, unico confine, quest’ultimo, che gli armeni possono traversare. Ma gli armeni della diaspora sono in tutto il mondo; in Italia, parecchie città hanno “case armene”, in cui si continua a trasmettere la cultura armena. Primo popolo convertito al cristianesimo, nel IV secolo, gli armeni sono portatori di una cultura millenaria, intrisa del senso del sacro. Poeti come Daniel Vartujan e musicisti come Padre Komitas, anch’essi vittime del genocidio, sono celebrati in tutto il mondo. Oggi si organizzano affascinanti viaggi in Armenia, si può pregare nelle chiese medievali ancora sparse nelle vaste pianure al canto del prete che ci accoglie. Sullo sfondo, il candido monte Ararat, il monte di Noè dove resti di grandi legni sono stati interpretati come resti dell’arca. E’ il simbolo rubato dell’Armenia: conquistato dai turchi, ne è proibito l’accesso.
Il genocidio: rinascimento e negazionismo
Le testimonianze sul genocidio sono innumerevoli, anche di fonti tedesche, inglesi, americane, italiane. Perfino turche, in particolare quelle del 1919 in cui un tribunale ottomano condanna in contumacia i principali esponenti dei Giovani Turchi. Nonostante questo, i turchi negano ancor oggi il genocidio, benché riconosciuto dalla Sottocommissione Onu per i diritti dell’uomo (1985) e dal Parlamento europeo (1987) oltre una ventina parlamenti nazionali fra cui quello italiano. Riconoscerlo, significherebbe svelare una verità tenuta rigorosamente nascosta, e trasformare radicalmente l’immagine della Turchia agli occhi del popolo turco, un’immagine che là si crede immacolata.

Per chi volesse approfondire:
Antonia Arslan: "La masseria delle allodole", Rizzoli
Antonia Arslan: "La strada di Smirne", Rizzoli
Franz Werfel "I quaranta giorni del Mussa Dagh", Corbaccio

Autora

Federica Mormando
Collaboratrice

Psichiatra e psicoterapeuta, lavora a Milano. Presidente di Eurotalent Italia che rappresenta al Consiglio d’Europa, si occupa anche, dagli anni ’80, di bambini e ragazzi ad altissimo potenziale intellettivo, per cui ha fondato l’unica scuola in Europa. Ha insegnato alla LUB e in altre Università italiane e ticinesi. Giornalista, ha collaborato con quasi tutte le testate nazionali, con il ... >>