C’è una chiesetta in val di Fassa, a spanne 6 metri per 20 escluso l’altare maggiore, decorata con dipinti e statue di piacevole fattura recentemente restaurate, con una buona acustica e pessimi banchi, adatti a persone d’altri tempi, alti al massimo un metro e mezzo e leggermente denutriti.
Per centinaia d’anni la chiesa è appartenuta alla gente del paese e nessun altro poteva metterci piede. Poi, per anni, è stata la chiesa delle messe brevissime: per chi doveva dire di esserci stato e per chi non amava lungaggini (non c’era pericolo: si racconta che il prete una domenica ci mise 20 minuti per la celebrazione completa…)
Oggi la funzione liturgica è come tutte le altre, più o meno. Si potrebbe dire che è come è sempre stata e come potrà essere in futuro. Mi spiego. Da tempo, questa chiesetta e il suo paese non ha un parroco (ovvero, ha un parroco condiviso) e dunque la messa viene spesso celebrata da preti diversi (in estate cambiano ogni domenica, dipende da quanti sacerdoti vengono in valle in vacanza), nonostante ciò la celebrazione ha una sua bella identità, garantita da due donne (laiche), capaci di dare alla cerimonia un carattere molto caldo e familiare.
Sono due donne (giovani e piacenti) che preparano la chiesa, accendono le candele (una volta competenza del sacrestano, anche questo scomparso), leggono le letture, intonano i canti. Insomma sono queste due donne che tengono casa/chiesa. Se è vero che arriverà il momento in cui non ci saranno più preti per le messe, è anche vero che in questa chiesetta tutto è pronto affinché si possa continuare a farlo.
Una piccola digressione: l’estate scorsa una delle due intonò l’Agnello di Dio al posto del prete. Costui, prima si girò per vedere chi era stato (una donna!), poi guardò smarrito i fedeli e infine fece spallucce; immagino che pensò che in fin dei conti non era stato fatto alcun danno irreparabile. Vero è che tutti i fedeli la seguirono con immediatezza e credito.
La sensazione è che in questa chiesa più che in altre in valle, magari più belle e magari più grandi, lo spirito del Cristianesimo si fa palpabile: tutti hanno la possibilità di avvicinarsi a quella storia di salvezza: chi crede tanto e chi poco, chi non sa e chi vorrebbe sapere. Qui ciascuno è accettato così com’è. Forse perché, di fatto, la chiesa oltre ai paesani sembra proprio essere di tutti; sarà la questione del piccolo che rende le cose più abbordabili e meno complesse, sarà che il sacerdote cambia continuamente e forse, a me piace pensarlo, il fatto che le due donne (cui va tutta la mia, e forse non solo mia, riconoscenza) curino le cose (grandi e dettagli) e sappiamo accogliere tutti indistintamente. Non devono fare molto perché le cose funzionino: all’informazione del canto, il coro dei fedeli parte in quarta (poco attento alla forma, ahinoi), al refrain del salmo segue una ripetizione chiara e distinta (conosciamo il mormorio e il timido canto di molte altre chiese), nessuno si allontana finché non è chiaro di poterlo fare. A me danno l’idea che abbiano più autorevolezza del sacerdote, ma forse esagero…
Dal punto di vista sociale e antropologico, ci si ritrova dentro una valle in miniatura, un microcosmo rappresentativo del tutto. L’anziano maestro e il giovane artigiano, l’albergatrice e la sarta, la contadina e l'esperto di neve artificiale; la pelliccia di visone, il paltò degli anni ’80 e la giacca di Peuterey; i coralli delle nostre antenate e il solitario di Damiani; facce con lineamenti che possono risalire di 500 anni e altre già belle mischiate ma portatrici ancora di un bel timbro antico... C’è tutto di noi fassani, il bello e il brutto. Amo molto questo piccolo mondo, dove, come in pochi altri luoghi, mi posso rispecchiare nelle mie radici.

Autora

Olimpia Rasom
Redadora

Cresciuda te Fascia, vive a Busan con chi de ciasa. Me piasc scriver de fémenes, contar sia stories, cognoscer sia vites. Da canche é scomenzà mia enrescida per l dotorat su la eles ladines, no é più lascià lò de scriver con eles. Mete adum ence documentars e reportage per la tv, no demò su la fémenes, e mete a jir picola enrescides e evenc.

Nata e cresciuta in val di Fassa, ora vivo a Bolzano ... >>