Solitamente scrivo di viaggi e sarà così anche questa volta, ma qui parlerò di quelli che io chiamo “i miei viaggi da ferma” e no, non prevedono nessun utilizzo di sostanze stupefacenti.
Affronterò un argomento delicato perché è un argomento per il quale la gente si infiamma credendo di avere la giusta soluzione. Ebbene il mio punto di vista non è assolutamente politico, soprattutto perché credo che non ci sia un’unica soluzione, un’unica giustizia, un’unica via, quindi per quanto l’argomento migranti sembri politico, io lo vedo da un punto di vista umano, empatico.
Ognuno è libero di pensare quel che crede, io credo che il rapporto con l’altro sia un viaggio e dunque del mio viaggio durato 10 anni ho intenzione di parlare. Da 10 anni appunto insegno italiano ai migranti, ho incontrato persone provenienti dalle più svariate culture, idee, età e temperature. Dalla Danimarca all’Africa subsahariana, dal Sud America all’India, dalla Russia al Canada.
Il modo in cui queste persone affrontano il cambiamento, il coraggio di spostarsi, di mettersi in discussione e di provarci, mi ha insegnato molto. Soprattutto i bambini sanno spiegare senza parole, sanno comportarsi senza costruzioni e da loro viene il titolo dell’articolo. Ricordo un bambino marocchino che non riusciva a inserirsi in classe finché i compagni non hanno avuto l’idea di fargli fare “l’uomo nero” nell’omonimo gioco.
A molti potrebbe sembrare una cosa razzista, ma non lo è, i bambini chiamano le cose col loro nome, senza tanti giri di parole e nessuno quel giorno si è sentito offeso, anzi, finalmente il piccolo nordafricano si è sentito accettato. Forse avendo viaggiato molto, posso provare a capire come ci si sente quando nessuno utilizza non solo la tua lingua madre, ma nemmeno i tuoi gesti, i tuoi sguardi, la tua affettività. Le incomprensioni sono all’ordine del giorno e questo succede molto spesso anche in classe, nei corsi per adulti.
La meraviglia di questi corsi, tuttavia, è vedere il kosovaro albanese seduto accanto al kosovaro serbo, il pachistano accanto all’indiano. In questi piccoli mondi-classe sfidiamo le guerre del mondo, ridiamo di chi ci difende troppo e di chi ci accusa a prescindere. Noi siamo noi, non vogliamo definizioni. Esseri umani diversi all’interno di pochi metri quadrati. La donna venezuelana che si offende quando le dici: ”fai come a casa tua” perché “mì casa es tù casa” non COME, si trova seduta accanto alla signora pachistana che sicuramente vorrebbe stigmatizzarla come invadente. Ma in un corso di lingua e cultura non c’è tempo per le definizioni, non c’è tempo per i giudizi.
Chi si trova in questi corsi ha necessità pratiche e urgenti di comunicare e di capire dove è finito e soprattutto come sopravvivere. Donne velate; e tutti ci hanno insegnato che sono chiuse, antiche e pregano soltanto; che parlano di ciclo mestruale e altre cose intime femminili, quando in Italia molto spesso questi argomenti sono ancora tabù. A me fanno sorridere di gratitudine. Gratitudine perché mi aiutano ad andare oltre i pregiudizi che i media e la mia società mi inculcano quotidianamente, gratitudine per l’affetto che ricevo in cambio dell’empatia, gratitudine perché mi fanno viaggiare da ferma. La stessa gratitudine che provo per il bimbo albanese di 7 anni che mi nasconde un mazzolino di fiori di campo dietro la borsa. Si è reso conto che lo sto aiutando a vivere in questo nuovo mondo e le dimostrazioni di gratitudine sono e rimangono internazionali.
E’ sempre un viaggio fra colori e sapori, fra risate e facce offese, fra profumi di incenso e lacrime che appaiono su visi di ogni forma e colore quando parlano della famiglia lontana.
E’ un viaggio di nostalgia, un viaggio fra paure e azioni, rischi e fughe.
Un tango lento e il rock più duro.
Un fiore che sboccia e una discarica. Le neve soffice e la roccia gelida.
Il viaggio dei viaggi è fra gli esseri umani e ora, chi ha paura dell’uomo nero?

Autora

Luisa Bertacco
Colaboradora

Stae a Poza, te Fascia. Do na laurea en scienzes internazionales e diplomatiches e n master par ensegnar talian ai foresc ades fae jir en garni con mia sor e ensegne talian ai migranc che vegn te nosce val. Me piasc lejer e viajar, ogne neva cultura che scontre, ogne post nef olache vae. Adore magnar coche ven magna alò e balar che che se bala alò e, se son te n post desché volontadiva... >>