Insegnante, cattolica, dopo aver incontrato il dottor Mario Pasi, organizzatore delle formazioni partigiane del Bellunese, si era impegnata nella lotta contro i nazifascisti, trasferendosi, su suo suggerimento, in Romagna. A Ravenna, con Valeria Vochenhausen ("Antonia"), fu una delle maggiori dirigenti provinciali del partito comunista clandestino e l'organizzatrice dei Gruppi di difesa della donna, che tanto contribuirono al sostegno della lotta partigiana. Soltanto dopo la Liberazione "Serena" (questo il nome di battaglia che aveva scelto, riferimento ai continui inviti alla serenità che Pasi le rivolgeva), tornata a Trento da Alfonsine, scoprì che il suo compagno era stato barbaramente trucidato a poco più di un mese dalla vittoria sui nazifascisti. Nel dopoguerra Ines Pisoni si impegnò a Roma nel lavoro politico e sindacale. Per la CGIL realizzò il saggio Parità di salario per le donne italiane. Questo lavoro le valse il Premio Saint Vincent, che le fu consegnato dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Ines Pisoni - che da Roma spesso tornava a Trento, per mantenere i contatti con la sua terra d'origine e rivedere l'anziana madre - scrisse un volume sull'esperienza sua e di Pasi nella guerra partigiana. Il volume, uscito in prima edizione nel 1990, era intitolato Mi chiamerò Serena e recava la prefazione di Arrigo Boldrini, il leggendario comandante "Bulow", che "Serena" aveva incontrato durante la guerra di liberazione in Romagna. Sulla vicenda di "Montagna" (nome di battaglia di Pasi), e di "Serena", i registi Roberto Parafante e Andrea Tombini hanno realizzato un film (una storia d'amore, di ideali e di lotta nell'Italia occupata dai nazifascisti), che reca, appunto, il titolo Montagna serena. Dopo una lunga malattia, Ines Pisoni si è spenta, a 92 anni.

(dal sito dell’ANPI – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia)