Siete mai finiti dentro quelle strade disertate nelle città dove sembra non ci sia niente se non voi e qualche local indisturbato? Ecco, per alcuni –per pochissimi- questo è il passaggio ideale verso la frequentazione dell’attualità. Qui ci arriva solo qualche outsider, spinto dal suo spirito vagabondo e dalla voglia di underground. Perché? Perché in questi luoghi dimora il fondamento culturale più autentico, quello grezzo e inesplorato.

Anche nell’arte ci sono strade (itinerari) simili, dove opere senza gingilli soggiornano indisturbate sotto gli occhi attenti di pochissimi. Fra queste scopriamo esposte alla luce del sole le opere di Mariacristina Cavagnoli.

Ecco che dentro una delle vie della contemporaneità vediamo soggiornare indisturbati numerosi ritratti dal sapore autentico, che indicano con fermezza aristocratica l’avvento di un’apertura alla presenza. Non c’è filtro per esprimere l’esistenza; nessuna vera nudità potrebbe nascondere la sua figura e mascherare se stessa dietro la sua pelle.

Se si esce dal contrabbando del concetto di contemporaneità, spesso sintetizzato dentro termini irriconoscibili e purificato al novanta per cento della sua essenza troppo esplicita, possiamo definirci pronti a guardare queste opere. Mettendoci attivamente dentro al nostro tempo eccoci preparati ad accogliere il richiamo dello sguardo.

Richiamo, non a caso, è il titolo di un’opera che contagia l’occhio dello spettatore verso la ricerca di una risposta all’essenzialità della figura. Questo disegno, per mezzo dei tratti segnati da una matita, scandisce la spazialità di una presa di posizione che cerca una risposta nell’immediatezza della vista.

Così l’occhio si spoglia di ogni recinzione per dirigersi verso una prospettiva diversa che guarda oltre. I lavori di Cavagnoli appaiono come una convocazione. Risveglio è l’appuntamento del corpo con il ragguaglio della sua figura, l’invito a rimettersi in moto. È l’avvio della pratica concreta della materia e la vocazione a uscire da ogni passaggio stabilito. Risveglio invita all’esercizio di una nudità del respiro che si dischiude con seduzione verso lo spazio circostante.

Animalier invece rinnova l’invito a riflettere sul sollecito dei confini della pelle. È un’immagine già rivelata, esposta e chiara. Nella sua presentazione, nel suo essere presente, non potrebbe installarsi altro che lì; visibile dentro il suo momento e incalzata oltre il suo stesso limite.

Immaginare di trovare uno spazio per le opere di Mariacristina Cavagnoli è un po’ come voler vedere tutto il senso della presenza in una stanza. Sarebbe come prendere uno spazio vuoto, privo di significato e volerlo caricare di intuizione tutto d’un colpo. C’è una forma di pura realtà nelle figure dell’artista, un’esortazione incessante verso lo spoglio radicale di uno sguardo contraffatto.

Tutto è spontaneo e naturale, delicato e insieme sfrontato. La struttura del corpo prende parte con eleganza alla sua stessa manifestazione entrando nel flusso naturale del tempo che la riproduce, con ritmo, dentro un’ immagine proiettata qui e ora.

Autora

Cinzia Pistoia
colaboradora

Se la comunicazione deve essere inclusiva, non potrei mai pensare di chiudere il tutto su una immagine (o su nessuna) solo perché c'è troppo da osservare o troppo poco da considerare. La rappresentazione è in fondo una nuova presentazione e, probabilmente, c'è molto che può essere reso di nuovo presente ad un occhio annoiato. Sono sempre alla ricerca di una possibilità... >>