È un piacere intervistare uomini che consapevoli delle difficoltà e delle responsabilità dell’essere imprenditori, sono capaci di gioire delle soddisfazioni uniche che emergono dall’aver trasformato una passione nel proprio lavoro.
Le persone coinvolte rappresentano la realtà e i settori economici più significativi della val di Fassa: Daniele Dezulian e Sandro Boschetto il settore turistico, il primo come vicepresidente della SITC, il secondo come albergatore. Giovanni Delladio (Sevis) e Gaetano Rasom (Rasom Wood Technology) sono amministratori di aziende attive nel settore dell’edilizia e delle infrastrutture. Bernard Claudio (Bernard Claudio Motors) rappresenta il settore dei servizi ( vendita e riparazione di veicoli).
Grazie alla disponibilità dei partecipanti e senza l’ambizione di offrire un quadro esaustivo della realtà economica attuale, abbiamo proposto un confronto per esplorare aspetti interessanti e poco conosciuti dell’economia in valle, a torto associata esclusivamente all’industria alberghiera ed impiantistica. Ad esempio, Sevis e Rasom Wood Technology, sebbene non siano aziende legate al turismo, hanno alle loro dipendenze una buona percentuale di dipendenti locali e operando principalmente fuori dal territorio fassano mantengono la sede legale in valle. L’azienda di Bernard Claudio opera nel mercato della val di Fassa, ma anche nelle valli limitrofe ladine e trentine.

La nostra azienda: chi siamo e cosa facciamo


Gaetano Rasom

Noi costruiamo edifici in legno. Sviluppiamo la tecnologia del legno, un materiale che è sempre stato utilizzato nell’edilizia, ma che negli ultimi dieci anni ha visto trasformare la tecnologia diventando un ottimo materiale garantendo eccellenti prestazioni energetiche, acustiche, statiche e sismiche. Posso dire che la punta dell’iceberg del nostro lavoro è la costruzione in Giappone di una casa di 24 metri messa alla prova con scosse pari al terremoto di Kobe (intensità 7 sulla scala di Shindo). Dell’azienda sono socio di maggioranza.

Giovanni Delladio

Non è facile descrivere cosa fa la mia ditta. In italiano non esiste la differenza fra “Hochbau” e “Tiefbau”, quest’ultima tratta dei lavori che bisogna fare sotto terra: tubazioni, scavi, strade, stratigrafia… Ecco, “Tiefbau” è il termine che meglio esprime ciò che fa la mia azienda. L’azienda è nata negli anni ‘50 e io sono alla terza generazione. Spero di essere l’eccezione che conferma la regola del proverbio che dice: la prima generazione costruisce, la seconda mantiene e la terza distrugge. Io rappresento la terza generazione, dopo mio papà e mio nonno. Con mio papà gestisco l’azienda, lui è presidente e io l’amministratore. Abbiamo un bel rapporto pur con i confronti e le discussioni che sono inevitabili quando si gestisce un’azienda. Alla fine troviamo sempre un compromesso. Abbiamo scelto di lavorare in ambienti di montagna, nelle vallate alpine, specializzandoci sui lavori attinenti a questi ambienti.

Daniele Dezulian

Io sono il vicepresidente della Società Incremento Turistico Canazei, conosciuta come “SITC”. Si occupa prevalentemente di trasporto con impianti a fune, principalmente a carattere invernale, anche se negli ultimi anni si è visto un incremento nei mesi estivi. La società recentemente è entrata nei capitali sociali degli impianti a fune delle altre imprese della val di Fassa. Il nonno Francesco Dezulian è stato uno dei fondatori della società insieme ad altri 8 soci, nel 1947. Oggi la società ha una base sociale molto ampia con soci in val di Fassa e nelle valli limitrofe. La nostra società non è da considerare un’impresa familiare, anche se bisogna dire che cinque o sei famiglie detengono la maggioranza del capitale sociale.

Claudio Bernard

Io ho iniziato nel 1981 facendo quello ciò che a 14 anni avevo imparato da mio zio in officina: il meccanico. La mia è un’azienda polivalente. Vendo e riparo automobili e non ho mai mirato a un marchio solo, cercando di offrire prodotti diversificati, di adattare il prodotto al territorio, alla stagionalità della clientela. La mia azienda è nata con me e ora ho con me mia figlia, alla quale fortunatamente piace il lavoro che facciamo. Sono contento di vedere continuità all’interno dell’azienda e credo sia normale: il cambio generazionale non è sempre facile ma se c’è scambio e confronto lo vedo possibile. Con mia figlia lo è, e sono contento.

Sandro Boschetto

Per me essere imprenditore è una cosa innata. Io sono figlio di contadini. I contadini per natura devono far quadrare i conti e soprattutto il conto familiare. A me stava un po’ stretto quel destino. Per mia fortuna mia moglie ha ereditato un fienile e così abbiamo deciso di costruire un alberghetto. A dire la verità non è proprio piccolo, è giusto, ecco. È stata una bella esperienza! Io venivo da tante altre esperienze interessanti, vedere il mondo a 360 gradi mi ha permesso di formarmi in tanti aspetti della vita. Ho un’azienda che lavora con le persone e questo è molto importante per me. Noi siamo un gruppo che lavora per la persona, che è il turista ed è un lavoro molto bello.

Fare impresa in val di Fassa. Tra vantaggi e vincoli
La val di Fassa è una valle di montagna con una superficie di 315 km2. La gran parte di questi è coperta da boschi e montagne. Conta circa 9500 abitanti suddivisi in 7 comuni (con la fusione di Vigo e Pozza presto saranno 6). L’economia è basata sostanzialmente sul turismo invernale ed estivo che ha portato, con gli anni ’80, a un benessere diffuso. Per le aziende legate all’industria turistica (hotel, ristoranti, impianti a fune, servizi) il territorio rappresenta la risorsa principale, mentre per altre aziende potrebbe costituire un vincolo a causa dell'isolamento, la distanza dalle grandi vie di comunicazione, la carenza di risorse umane specializzate, ecc. Abbiamo chiesto agli intervistati quali siano i vantaggi e gli svantaggi di operare in val di Fassa, i principali problemi riscontrati.


Claudio Bernard

In 37 anni di esperienza il mio più grande problema è stato la sostituzione del personale che andava in pensione. Pur nella forte convinzione di investire sulla forza lavorativa locale mi devo rivolgere all’esterno. Non è un male in sé, solo che mi dispiace per i nostri giovani. La nostra azienda è sempre stata disponibile ed è da sempre una scuola dove i giovani possono fare gli stage. Trovo sia una nostra responsabilità quella di offrire la possibilità di formarsi in valle. Chi studia a Trento e a Bolzano può venire da noi a fare pratica. In valle stiamo soffrendo in una cultura che mi auguro sia momentanea. Vi faccio un esempio: è venuta da me una mamma chiedendo la nostra disponibilità ad assumere il figlio per uno stage: “Cosa vuole, signor Bernard, questo è quello che vuole fare…” – le rispondo: “Ma signora, trova così degradante che suo figlio voglia fare il meccanico? Non trova bello che sappia cosa vuole fare nella vita?”. Io credo che questo sia bellissimo.
Credo anche che le scuole professionali siano in profonda crisi. Ci sono veramente pochi ragazzi che terminano il percorso scolastico con un'adeguata formazione. Che poi se il ragazzo è bravo lì è bravo in tutto. Ci sono ragazzi che non hanno nessuna voglia di imparare e come fai a investire – quello che dovremmo fare noi – su qualcuno che non ha interesse? È cambiata la cultura educativa, le famiglie sono cambiate. Proteggiamo troppo i nostri figli e pensiamo di fare bene. Ci vergogniamo se i nostri figli lavorano in estate! Ma se guardiamo alle storie di successo, sono tutte storie di persone che sono partite dal basso.

Sandro Boschetto

Claudio ha ragione. Un lavoro estivo è importante e dà la possibilità ai ragazzi di confrontarsi con il mondo, dove non sei figlio di nessuno e ti devi arrangiare. Poi Claudio ha accennato al problema della formazione che è veramente problema cruciale. Una volta ho presentato un bel progetto che riguardava il rapporto tra l’imprenditore e collaboratore nel settore alberghiero. Avevo chiesto di fare un tavolo di lavoro con Provincia e sindacati per trovare una risposta al precariato stagionale e una soluzione alla mancanza di preparazione dei lavoratori del turismo. Abbiamo una realtà turistica dove un lavoratore è impiegato circa 220 giorni all’anno. Con un contratto annuale e tolte le ferie, il tempo rimanente poteva essere investito nella formazione; ora avremmo del personale preparato e stabile. Invece dobbiamo accontentarci di quello che si trova, devi ogni volta ricostruire uno staff e formarlo.
Devo anche dire però che prima di far crescere il collaboratore dovremmo far crescere noi, altrimenti non andiamo da nessuna parte. Il turismo è stato cosa facile per molto tempo. Ora non sarà più così. Per dire: pur vivendo di turismo, non abbiamo neppure una “Hochschule”, una scuola superiore del turismo che possa creare una diffusa e moderna imprenditorialità turistica...

Daniele Dezulian

La formazione è importante a qualsiasi livello lavorativo
. La limitazione che abbiamo in valle è il limitato bacino d’utenza e per forza dobbiamo ricercare forze qualificate all’esterno. Io mi trovo abbastanza vicino alla posizione di Claudio sulla difficoltà di reperire figure qualificate. Nella nostra azienda, salvo alcuni casi, facciamo veramente fatica a trovare in valle quadri formati. Il nostro collaboratore si accontenta spesso di mansioni di livello intermedio (come l’agente di stazione, l’addetto alle piste o il macchinista), tutti lavori della massima importanza, ma fatichiamo a trovare livelli di specializzazione maggiore (come il Capo Servizio o il responsabile di elevato livello tecnico. Abbiamo provato a incentivare, anche economicamente, ma non è servito. Sì, anche noi le figure più qualificate andiamo a trovarle spesso fuori valle.

Gaetano Rasom

Per noi prima della crisi era veramente difficile trovare personale. La valle è isolata e piccola e personale non ce n’era. In seguito al crollo del settore dell'edilizia e l’offerta si è ampliata di molto. Se fino a dieci anni fa dovevo andare a reperire personale fuori valle, ora non ho più questo problema. Come azienda faccio fatica a reperire personale con una buona preparazione universitaria nel settore dell’edilizia ecosostenibile. Lo trovo in Germania invece, e con più facilità. Per quanto riguarda la mia azienda noi abbiamo il problema degli spazi e come industria paghiamo il prezzo di avere a disposizione un territorio limitato. La valle è ridotta e per uun'azienda non è possibile disporre degli spazi necessari. Se pensiamo alle zone artigianali, il piano regolatore parla di 2.000 metri quadri per tutta la valle. Noi abbiamo due impianti di produzione: uno di 18.000 e uno di 25.000 metri quadrati. Dobbiamo necessariamente dislocare alcune competenze.

Formazione come volano di sviluppo economico
La disponibilità di capitale umano che disponga delle competenze necessarie ai relativi settori è un fattore cruciale per lo sviluppo dell’economia fassana. Mentre per alcuni settori la crisi economica ha portato ad un aumento delle risorse disponibili, specialmente per le mansioni operative; per altri ambiti la complessità dei requisiti di formazione porta gli imprenditori a ricercare personale all’esterno dei confini geografici della valle. In generale gli imprenditori sono consapevoli delle difficoltà di un’economia con forte stagionalità in tutti gli ambiti ed auspicano maggiore impegno allo sviluppo di scuole di alta e specializzata formazione in grado di garantire le risorse necessarie alla continuità delle loro attività e allo sviluppo futuro.
Giovanni Delladio
Per quanto riguarda la mia azienda anche noi negli ultimi anni abbiamo più facilità a reperire personale. In passato, in primavera, finita la stagione invernale sugli impianti e altri settori stagionali, nessuno si candidava per quella estiva da noi. Ora invece molto di più. Noi attingiamo però anche alle valli vicine dove lavoriamo come azienda, la Val d’Ega soprattutto.

Gaetano Rasom

La nostra struttura ci permette di inserire gradualmente il dipendente in una scala di formazione, in particolare per gli operativi. Abbiamo squadre di quattro persone e all’interno c’è una gerarchia. Noi formiamo il personale direttamente sul cantiere. Grazie alla presenza di un caposquadra e i collaboratori, così un dipendente nuovo ha gli strumenti e il tempo per imparare. Noi formiamo il personale direttamente sul cantiere.

Sandro Boschetto
I nostri collaboratori sono per il 50% valligiano il rimanente esterno. Tutto il lavoro inerente alla biancheria è affidato a una ditta regionale così come è esterna la consulenza nell’area web, marketing, e comunicazione. Per queste collaborazioni purtroppo bisogna rivolgersi nelle grandi città. E’ auspicabile che sorgano sul posto studi d’eccellenza. Tutti posti di lavoro che richiedono almeno una laurea! Per ora noi ci troviamo molto bene con una ditta di Padova.

Claudio Bernard

Un’altra difficoltà consiste nel gestire il flusso della stagionalità. Mentre durante la stagione dobbiamo far fronte alle esigenze di un turismo che vede cinquantamila presenze, fuori stagione in valle siamo in diecimila, e con lo stesso numero di personale. Questi sbalzi non sono facili da gestire. Con una popolazione così contenuta fuori stagione, devo per forza diversificare l’offerta e per gestire prodotti diversi ho bisogno di essere flessibile io per primo e poi tutto il mio personale. I commerciali che vendono più di un prodotto devono avere una mente molto elastica. Molte aziende hanno difficoltà a gestire anche solo un marchio! Ci vogliono determinazione e avere tutti gli strumenti a disposizione per imparare. D’altro canto il vantaggio della val di Fassa è il reddito medio pro capite che è molto alto e permette un benessere diffuso.

Stare al passo con i tempi e possibilmente anticiparli
Viviamo tempi di grandi cambiamenti che spingono a una continua innovazione. Il progresso nelle tecnologie e nelle comunicazioni; flussi migratori, nuovi assetti politici e nuove filosofie di vita stanno mutando la nostra esistenza. Un’azienda per sopravvivere deve stare al passo dei tempi, e spesso anticiparli. Come hanno reagito ai mutamenti e come intendono affrontare le sfide del futuro le aziende rappresentante dai nostri intervistati?


Sandro Boschetto
L’innovazione per noi è continua, è una componente comune nella nostra famiglia. Il mondo cambia velocemente e le aspettative del turista cambiano esponenzialmente. Se sai intuire i cambiamenti, sarai vincente e risolverai tutti i problemi collaterali. Per saper intuire bisogna eliminare tutte le siepi, tutti i cancelli mentali. La nostra formazione è determinante. Una cosa fondamentale è la lettura, sapere come va il mondo, come va avanti. Il mondo fra vent’anni sarà tutto diverso. Cambia sempre più velocemente. Mi ricordo il primo cellulare, pesava cinque o sei chili e costava due stipendi. Da noi ce l’aveva solo una persona in paese. Ora ce l’abbiamo tutti in tasca e costa mezza giornata di lavoro. E non c’è paragone: la sua velocità di calcolo supera quella del primo computer della Nasa. Quello che è successo per il cellulare vale per tante altre cose, due in particolare: i trasporti e l’energia. I trasporti cambieranno tantissimo e l’energia sarà fondamentale. Dovremmo impegnarci a generare la nostra energia. La Danimarca ha prodotto nei giorni scorsi il 140% dei suoi consumi giornalieri. Quel 40% l’ha regalato alla Svezia e alla Germania. Noi lavoriamo in un territorio con un territorio: ci serve un’immagine green. Dobbiamo dare un’immagine di salubrità, comunicarla all’esterno. Poter essere autosufficienti con l’energia ci porterebbe ad essere all’avanguardia. Se non ci riusciamo, dovremmo accontentarci di raccogliere le briciole. Credo però sia un progetto deve promuovere, disponiamo dei presupposti necessari, per poter diventare autonomi nel giro di dieci anni. Questo ci porterebbe nel futuro e salveremmo la nostra economia. Di questo dovremmo occuparci nel futuro, veramente.

Gaetano Rasom

Per noi l’innovazione è duplice. Innoviamo l’azienda e nello stesso tempo dobbiamo innovare le tecnologie con cui ci serviamo del materiale principe che è il legno. Il settore dell’edilizia è cambiato totalmente negli ultimi dieci anni. La trasformazione è stata velocissima. Il mondo dell’edilizia è stato stravolto. Oggi si parla di bioedilizia, eco-sostenibilità, bassi consumi… chi sentiva parlare di ciò quindici, venti anni fa? Ha ragione Sandro quando dice che dovremmo diventare autonomi energeticamente, ma dobbiamo ricordarci che la migliore energia è quella che non si consuma. Nel 2020 tutte le case dovranno essere a consumo zero. Il nostro prodotto è il nostro investimento ed è qualcosa che viene visto e copiato da altre aziende. Abbiamo due persone in azienda che si occupano solo di questo: ricerca e sviluppo del materiale. Abbiamo dato il via al “Sistema legno” abbattendo i costi e consumando zero energia. L’innovazione nell’edilizia è una diga aperta.

Giovanni Delladio

Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale devo dire che noi siamo dei divoratori di energia. Consumiamo più di un milione di litri di gasolio all’anno che è una cifra spaventosa se pensiamo alle emissioni inquinanti. Oggi però il mercato offre delle macchine attente all’aspetto energetico e ciò si traduce immediatamente anche in una questione di risparmio economico. Abbiamo delle macchine ibride, degli escavatori che utilizzano dei sistemi a bassa energia e che massimizzano il consumo del carburante. Per quanta riguarda l’innovazione aziendale noi abbiamo innovato l’approccio alla programmazione. Una volta programmavi il lavoro giorno per giorno, sul posto. Adesso tanti studi vengono fatti prima e abbiamo delle macchine che lavorando avendo già all’interno il progetto da realizzare. L’altra innovazione di cercare sempre più di andare incontro al cliente occupandoci non più soltanto della fase esecutiva ma anche della fase concettuale, quello che Gaetano nel suo lavoro ha fatto fin dall’inizio. Con l’ente pubblico questo è difficile, con il privato è sempre più ben visto ed è sempre più il motivo per cui scelgono noi e non altri. Per me l’innovazione sta anche nel cercare di mitigare il più possibile gli effetti indesiderati del nostro lavoro e riuscire a comunicarlo.

Claudio Bernard

Io non produco niente perciò è difficile parlare di innovazione per quanto mi riguarda. Penso che una delle cose importanti sia essere a conoscenza di quello che c’è sul mercato e del comunicarlo al meglio. Quando riusciamo a consigliare bene e a costruire un rapporto di fiducia penso che facciamo bene il nostro lavoro. Essere affidabili, comunicare bene, avere un know-how che riesca ad attirare l’attenzione del cliente è molto importante. Io punto su questo per la mia azienda.

Daniele Dezulian

Innovazione nel settore degli impianti a fune significa che a scadenze regolari gli impianti a fune diventano più confortevoli, più veloci, più comodi… Si potrebbe aprire una parentesi sulla sostenibilità e certi confort (quali ad esempio i sedili riscaldati), comodissimi sicuramente, ma non sempre l’innovazione e la sostenibilità vanno di pari passo. Io credo che l’idea di innovazione ci sia in quale modo imposta. C’è un interessante libro di Serge Latouche che dice che oramai il mondo dell’industria è proiettato verso un’obsolescenza programmata. Sostenibilità e innovazione qualche volta possono essere un ossimoro…
Noi dobbiamo innovare un prodotto turistico come lo è lo sci e dobbiamo innovare l’offerta estiva della val di Fassa. Dobbiamo rendere più piacevole l’esperienza del turista che trascorre le vacanze in valle. Ecco quindi che dobbiamo evitare di riprodurre il sistema urbano con i suoi congestionamenti. Dobbiamo evitare che il turista faccia le code alle scuole di sci, agli uffici skipass, ai noleggi sci. Dobbiamo far provare loro un’esperienza che non sia paragonabile all’esperienza di città, dei centri urbani dove si lavora e si produce, ma dove non ci si diverte. Forse abbiamo perso la dimensione umana della vacanza.
È vero il nostro turismo è un turismo di massa che ha portato ricchezza e benessere diffuso, ma l’esperienza delle vacanze rischia di diventare un’esperienza che duplica la vita che si fa quando non si è in vacanza. Quindi l’innovazione sarà quella di permettere al turista un’esperienza nuova. Come realizzarlo poi…

Sandro Boschetto

Condivido pienamente. L’altro giorno ospitavamo una famiglia con due bambini di sette e otto anni. A un certo punto arriva uno dei bimbi e abbraccia la mamma e le dice: “Mamma, abbiamo trovato il paradiso!”. Ecco il risultato qual è. Hai proprio azzeccato, Daniele: bisogna puntare su qualcosa che non c’è da nessuna e lo possiamo fare puntando sulla persona.
I servizi devono funzionare. Tutti per esempio dovremmo vendere lo skipass in Fassa oppure diamo la possibilità di comprarlo online. Puoi fare tutto se riesci a togliere le siepi nella tua mente. I pensieri iniziano a scorrere, sblocchi l’entusiasmo, fai vivere veramente la persona…
Poi volevo riflettere con voi. Io sto notando una nuova categoria di turista che dovremmo prendere in considerazione: il turista-lavoratore. In futuro non si lavorerà così tanto come ora, ci saranno dei lavoratori che potranno lavorare poche ore al giorno e nel frattempo vengono da noi in vacanza da noi. Io spesso vedo già ora persone che dedicano un’ora o due al lavoro dall’hotel e poi si immergono nella loro vacanza. Bisognerà pensare anche a loro…

Gaetano Rasom

Noi con il nostro prodotto esportiamo anche un pezzo di territorio, di noi stessi. Alla nostra valle viene riconosciuta serietà e laboriosità. Abbiamo clienti che sono venuti in villeggiatura e hanno cercato noi per costruire la loro casa a Grosseto, a Roma o a Genova. Legano la nostra azienda al marchio della val di Fassa che di per sé sarebbe un marchio per attirare turisti, ma può valere anche per promuovere altre realtà, come la nostra azienda. È una cosa interessante questa. Penso che la val di Fassa sia sempre una ricchezza.

Sandro Boschetto

Forse che più che alla val di Fassa, viene riconosciuta al Trentino. Da turista almeno, capisco questo…

Giovanni Delladio

Io vedo invece un’altra cosa. Noto che in val di Fassa, come in altre valli alpine, chiuse e isolate, un ambiente che tempra le persone. Viviamo in un ambiente in cui si lavora otto mesi per poterne vivere dodici. Il clima e il territorio non facilitano le cose. Non per presunzione ma noi abbiamo maestranze che lavorano 9 ore al giorno con ritmi serrati. La storia della montagna è la storia di uomini che hanno dovuto lottare per rimanere in questi posti ostili e chi ce l’ha fatta, è riconosciuto come un lavoratore determinato, tosto.

Autora

Emanuela Rondi
collaboratrice

Emanuela Rondi. Dopo un Dottorato di Ricerca in management ed imprenditorialità familiare presso la Lancaster University, nel Regno Unito, è ora Ricercatrice di imprenditorialità familiare presso la Libera Università di Bolzano e membro del Centro per le Imprese Familiari dello stesso ateneo. I suoi interessi di ricerca si concentrano sulle dinamiche delle relazioni sociali interne ed esterne alle imprese familiari nei processi di innovazione e alla gestione delle risorse accessibili tramite queste relazioni.

Emanuela Rondi. After a Ph.D. in Family Business at Lancaster University, UK she became Post-Doctoral Research Fellow in Family Entrepreneurship at Free University of Bozen in the Centre for Family Business. Her research focuses on relationship dynamics within and outside the family firms during innovation processes and the management of resource mobilized by dint of ties.

in collaborazione con Olimpia Rasom