Anche quest’anno la Val di Cembra celebra l’arrivo dell’ autunno con la 58esima edizione dell’amatissima “Festa dell’Uva”, che si terrà dal 25 al 27 settembre a Verla. Il programma è ricco (consultabile su: www.festadelluva.tn.it ) e varia dagli eventi itineranti musicali, folkloristici, teatrali e artistici, alle degustazioni in ambienti caratteristici, magari da godersi in seguito alla partecipazione alle manifestazioni sportive, per poi finire in bellezza con la meravigliosa sfilata dei carri allegorici, talmente raffinata da essere divenuta la principale attrazione della celebrazione. Non manca nulla a questa festa, che si ripropone di celebrare la propria terra ricca e generosa, di rimembrarne la sua storia e di insegnare ad amare e rispettare il proprio territorio. Tra i contadini che hanno a cuore questa terra, ne abbiamo incontrato uno, giovane e che da questa Valle è stato “adottato”, o meglio, ha deciso di sposarla con un progetto che è diventato la sua vita. Si tratta di un’ agricoltura rispettosa nei confronti della terra e degli animali, assolutamente biologica ed ecosostenibile, che non regala niente, se non la soddisfazione di dare e ricevere in armonia con la natura. Si tratta della permacultura. Lasciamocelo raccontare da questo “novello sposo”, Marcello Bianchi.

Marcello, ci vuoi spiegare brevemente il concetto di permacultura? Brevemente è impossibile, ma ci provo! Come specificato nel sito web della mia Azienda Agricola, stanziata in un maso di montagna www.masozepp.com il termine “permacultura”, coniato nel 1978 dallo scienziato e naturalista australiano Bill Mollison, nasce dalla fusione di permanent e agricolture, contrazione del concetto di agricoltura permanente, quella che la natura, da sola, regola da secoli.
La permacultura si può definire come un sistema di progettazione per insediamenti umani eco-sostenibili, fondati sulla centralità dell’agricoltura e su un’attenzione particolare al territorio. Si può definire anche come ecologia applicata, i cui principi di riferimento sono estrapolati dall’osservazione della natura. A monte di questa osservazione c’è una domanda precisa: come fanno i cicli naturali a ripetersi instancabilmente nel tempo? In che modo la fertilità di un bosco o di un pascolo naturale si rinnova automaticamente senza bisogno della distribuzione di concimi, lavorazioni e altri interventi colturali? Da questa osservazione, Bill Mollison e David Holmgren hanno ricavato i principi di base della permacultura, riassumibili in tre ordini: cura della terra, cura degli esseri umani e condivisione delle risorse in eccesso, permettendo il passaggio da un modello agricolo basato in gran parte su colture annuali energivore a uno schema che invece, su esempio degli ecosistemi naturali, punta alla creazione di colture pluriennali caratterizzati da bassi consumi di energia fossile e impiego ridotto di lavoro umano. Una corretta progettazione a permacultura, oltre ad incrementare la resistenza e la salubrità della biodiversità, permette di ottenere l’aumento della produttività con il minimo lavoro apportato, senza sfruttare il territorio. “Permacultura” è sinonimo di massima sostenibilità, poiché imita e replica il sistema più sostenibile che esista, ovvero i processi che avvengono naturalmente all’interno dell’eco-sistema in cui ci si trova.
Si parte dall’osservazione del territorio e servendosi a proprio vantaggio delle caratteristiche da esso rappresentate, che si plasmano per creare un’interazione auto-sostenibile e produttiva. Il territorio destinato alla progettazione si suddivide in “zone” dove si andranno a replicare i processi naturali autoctoni in ogni tipologia di coltura e allevamento,evitando qualsiasi tipo di sfruttamento del territorio, monoculture, aratura, rotazioni stagionali, concimazioni e mantenendo le lavorazioni colturali ridotte al minimo, lasciando lavorare la natura e utilizzando gli animali come aiuto-lavoro e creando un continuo scambio tra ogni elemento presente (colture, animali, strutture, esseri umani).
Per ogni singola pianta coltivata, animale allevato, struttura presente ed esseri umani, vige una costante sinergia: tutti ricevono gli elementi di cui hanno bisogno direttamente dall’habitat nel quale si trovano e dalla loro reciproca interazione; dove ogni scarto prodotto è destinato ad alimentare uno o più elementi presenti, in questo caso, nella fattoria. La permacultura può essere spiegata in svariati modi, questo perché tutti i progetti che la includono, pur mantenendo in comune gli stessi principi etici, differiscono nelle tecniche adottate, adeguate al territorio, alle esigenze e agli scopi per i quali sono stati progettati.

Come ti sei avvicinato a questa pratica? E' facilmente realizzabile? Conoscevo la permacultura ancora prima di intraprendere il viaggio australiano, dove mi sono diplomato come permacultore. Come avrai intuito, è il sistema più elevato per garantire una vita sana e sostenibile basata sull’autoproduzione, dal quale si può ricavare anche un reddito lavorativo.La permacultura può essere assimilata da chiunque, bambini e adulti. Si possono fare i primi passi anche senza per forza avere una formazione in materia agraria. Personalmente, prima di studiare e mettere in pratica quanto appreso, ho sempre lavorato nel settore della grafica pubblicitaria. Come per ogni cosa serve la pratica, tanta pratica.Vi lascio qualche esempio facilmente impiegabile proprio di questo metodo di progettazione:
  • Gli orti sinergici dai quali ricavo cibo per l’autosufficienza e la vendita, richiedono il minimo apporto idrico e pochissimo lavoro: normalmente qualche minuto a settimana per ogni orto.
  • Negli orti utilizzo molta pacciamatura con fieno e lana di pecora, questo porta molti vantaggi tra i quali l’auto-concimazione ricca di azoto, il mantenimento dell’umidità e una barriera fisica contro le lumache.
  • Nei terreni posti a sud ho lasciato un’abetaia, essenziale come barriera del vento per mantenere il microclima esistente.
Tu porti avanti la tua attività da solo, ma diciamo che hai dei piccoli e grandi aiutanti. Quali sono quegli animali di cui non potresti fare a meno? Ecco un breve elenco:
  • I maiali che allevo sono di razza vietnamita, detta anche panciuta, e il loro contributo è nello scavare con il loro grugno alla ricerca di radici e bulbi. Si sono rivelati grandi preparatori di campi per patate.
  • Asini e capre tengono pulito il sottobosco, molto utile se dal bosco in questione si preleva la legna da ardere.
  • Il pollaio è stato realizzato per raccogliere le uova dall’esterno e cambiare la lettiera una volta l’anno, riutilizzandola, dopo un processo di compostaggio, come concime per gli orti.
  • Durante l’inverno lascio le galline pascolare nel fragoleto o, vice versa, sono presenti alberi di melo nel pollaio. Gli escrementi di gallina sono ricchi di potassio il quale è assorbito e metabolizzato dal terreno durante la primavera e l’estate, rendendo la produzione di frutta sana e vigorosa.Inoltre le galline sono perfette per lavorare il compost, accelerando il processo di realizzazione.
Hai girato tanto per trovare il posto adatto per cambiare la tua vita e infine hai scelto la val di Cembra. Come mai l'hai preferita? Dopo tre mesi dal rientro in Italia mi sono messo in viaggio, prima in Lombardia, poi in Trentino-Alto Adige. Ero alla ricerca di un posto che soddisfacesse i miei ideali di resilienza. Principalmente avrebbe dovuto ruotare su dei punti chiave come i pochi abitanti; una discreta distanza dai centri abitati; un’altitudine superiore agli 800mt; il territorio non doveva essere sfruttato a livello agricolo, minerario e industriale; una flora e fauna selvatiche sane; il territorio doveva essere ricoperto per la maggior parte da boschi ed esposto a sud. Posso dire che non ho scelto la Valle di Cembra ma il territorio dei Masi Alti di Grumes, che risponde a tutti questi principi.

Ultimamente hai educato alla permacultura alcune persone attraverso un progetto molto simpatico. Com'è andata? Raccontaci un po'. È stato a inizio maggio 2015, un bel corso di due giorni sugli orti sinergici. Essendo la prima esperienza di corso, ho preferito appoggiarmi all’associazione SOStenibile di Trento, con la quale ha partecipato un secondo insegnante abilitato. Direi che è stato molto utile sia per il sottoscritto, sia per i corsisti. Hanno partecipato nove persone e non tutte hanno un orto! È un periodo storico nel quale si cerca di riagguantare conoscenze e apprendere nuove tecniche che conciliano la salubrità con la sostenibilità. E non solo in agricoltura. Il primo giorno ci siamo concentrati sulla teoria in classe, mentre il secondo giorno è stato orientato sulla pratica in campo. Sono stati realizzati tre orti per una superficie di 240mq circa.

Un ottimo risultato, oserei dire! Quali sono i prodotti biologici che offri ai tuoi clienti? L’azienda Agricola è certificata biologica per la produzione di ortaggi, frutta, trasformati e la zootecnia. Quest’anno ho iniziato con la vendita di uova bianche medio-grandi da galline ovaiole livornesi, piante aromatiche, erbe officinali, piccoli frutti e differenti varietà di ortaggi, tra cui lattughe, solanacee, cucurbitacee e solanacee. Molte piante e semenze sono recuperate da varietà antiche e autoctone.

Autora

Roberta Lazzarotto
Collaboratrice

Fotografa, scrittrice, ballerina, cantante, attrice, scalatrice, scultrice e pittrice. Non sono nulla di tutto ciò, ma vi aspiro costantemente. Ho decisamente troppi interessi, tra i quali mi giostro in una danza tutto sommato armonica. Alla mia passione prediletta dedico i miei studi e nel frattempo mi auguro di raccogliere esperienze e conoscenze da tutto il mondo.