Oggi è il primo sabato di luglio, giorno d’arrivi.
Gli appartamenti sono quattro e non è mai capitato che a luglio ne rimanga vuoto uno. Sono curiosa di vedere chi arriva nell’appartamento ‘Maerins’, ma se entro le undici non arriva nessuno, me ne vado a dormire.
Invece sono fortunata. Sono arrivati. Vediamo un po’ se li conosco.
Quest’automobile mi è nuova. Non ricordo d’averla vista l'anno scorso. Forse l'hanno cambiata, perché lui me lo ricordo bene. Sta scaricando il bagagliaio al buio e non lo vedo bene ma di teste così non ce n'è un'altra uguale. Quei capelli sembrano onde. L'anno scorso portava i capelli più lunghi, questa sera mi sembrano più corti, ma forse è solo per via del buio. Lei scende con un bambino in braccio, o un fagotto; mi sembra più un neonato che un fagotto. Che motivo avrebbe di portare un fagotto, in quel modo, poi? L'anno scorso erano soli. Non c'erano bambini. Lei non era incinta. Dopo la gita girava in giardino in costume e poi la sera andavano in paese, lui con i pantaloni di cuoio. Chissà dove pensava di essere, non siamo mica in Tirolo qui.
è strano però che non si siano accese le luci che illuminano il giardino, tutte le sere di tutto l’anno, anche quando non ce n'è bisogno. Credo siano automatiche, quelle che si caricano grazie ai raggi di sole. Ora, che strano, sono spente. Io ci vedo bene ma non sono una gatta. Lui va avanti indietro. Ora sembra abbia finito. Quanti bagagli, mamma mia. Forse non si fermano solo una settimana. Con un bambino, probabilmente di più, magari tutto il mese. Avrò modo di vederlo, o vederla. Chissà se è maschio o femmina. Non si sposta tutta quella roba solo per una settimana e ai bambini non fa bene tutto quel trambusto per pochi giorni. Lei è in soggiorno, ci sono le luci ma le tende sono tirate, non si vede nulla. Probabilmente hanno cenato per strada, è tardi. Spengono tutte le luci ora. Saranno stanchi del viaggio. Domani guarderò la targa ma se è la stessa coppia dell'anno scorso, sono i due ragazzi di Roma.
I nonni con i tre nipoti sono già arrivati stamattina. Sono i primi ad arrivare, da sempre. Appartamento ‘Larséch’, tutti gli anni. I nipoti sono cresciuti, bei ragazzi, sempre più belli. Tutti alti, mori, muscolosi, sembrano dei granatieri, almeno a vederli da qui. Il nonno è sempre in gamba. È uscito dalla macchina come un grillo. Ho sentito che diceva al nipote che è l'ultimo anno che guidano loro, intendendo i vecchi (la nonna però non l'ho mai vista guidare). Probabilmente il più grande dei nipoti presto farà la patente e magari già dal prossimo anno potrà guidare lui. Non so se i nonni s’illudono di portare i nipoti in vacanza anche quando questi avranno la patente. I miei, quando hanno avuto il motorino, non li ho più visti. Erano sempre in giro con una scusa o con l'altra. I nipoti danno l'idea di essere dei bravi ragazzi, chissà però se porteranno i nonni in montagna, se faranno il loro turno, insomma. I genitori non li ho mai visti. Vivono fuori Milano ma lavorano in città, me l’ha detto Paola che li conosce. I suoi figli giocano sempre insieme a calcio, nel nostro prato. Io non ho nipoti ma se dovessi scegliere tre nipoti maschi, questi tre giovincelli me li prenderei volentieri (oltre a Giorgino, naturalmente).
Per pranzo, l’appartamento ‘Lauscel’ è stato occupato da una nuova famigliola. Non avevo mai visto né lei né lui da queste parti. I genitori con due bambini, sembrano gemelli, probabilmente lo sono. Hanno scaricato un passeggino doppio, enorme, tutto colorato, con bandiere e tremila gingilli che penzolano da tutte le parti. Ogni volta che si tocca il passeggino, questo suona come uno scacciapensieri tibetano. Vanno di moda queste cose. Ai miei tempi, cantavo io ai bambini e questo doveva bastare. Lei mi dà l'idea di essere una brava mamma. Lo vedo da come tiene in braccio i bambini e poi, da quando è arrivata (il pomeriggio, dopo il sonnellino si sono fermati a lungo in giardino e ho potuto osservarla bene) non ha fatto che sorridere ai due piccoli. Li ha fatti dondolare sull'altalena, sull'altro giochino, quel cavallo a dondolo con due teste, poi ha fatto lo scivolo con loro per decine di volte, finché uno dei due, la femmina (da qui vedo che è vestita di rosa), ha iniziato a farlo da sola. Il padre è corso in casa e ha preso la telecamera. Ha filmato la seconda discesa come se fosse la prima. L'altro è rimasto imbambolato a guardare, chissà se ha capito che i genitori in quel momento erano fieri solo della sorella. Per fortuna tante cose si dimenticano. Da piccoli, e anche da grandi. Oppure si lasciano lì, nell'angolo, e a un certo punto, qualcuno o qualcosa te li fa tirar fuori, e ti chiedi come avevi fatto a dimenticare tutte quelle cose per così tanto tempo.
Dopo sono partiti per fare una passeggiata e quando sono andata a fare un po' di spesa, li ho visti che bevevano qualcosa al bar: un bicchierone panciuto con la foglia di menta e la cannuccia verde. Sembravano proprio felici, soprattutto lei. Forse sta vivendo un momento magico della sua vita o forse è così di natura. È raggiante, molto bella, magra, con i capelli lunghi e biondi che le scendono fin quasi sul sedere. Oggi indossa degli scarponcini arancione che mi ricordano gli operai dell'Anas. Se dovesse perdersi di notte, sicuro che la trovano immediatamente. Lui è più modesto ma forse soltanto perché la stella che brilla è quella della moglie, o compagna o in ogni modo della donna che ha partorito i suoi figli. Sempre meno le coppie si sposano e non si chiamano più mogli, compagne si deve dire. Così mi dice Paola che è molto più giovane di me, ha all’incirca l’età dei miei figli, e vive nel mio stesso mondo ma in maniera diversa. Lei sa tutte queste cose e mi aggiorna, almeno ci prova.
‘Vaél’, il quarto appartamento, è stato occupato verso le sei, mentre mi stavo preparando la cena. È arrivato un macchinone di quelli grandi, sembra una jeep ma non lo è. Paola dice che fa le stesse funzioni e lo ha chiamato in un modo che non ricordo più. La donna è scesa dalla macchina con un vestitino trasparente e dei sandali invisibili. Pochi minuti dopo scaricava la macchina con jeans, maglione e scarpe da ginnastica. Non era per niente freddo, anzi. Voglio proprio vedere come si veste se nevica, come ha fatto l'altro giorno. Dai bagagli che hanno scaricato, quattro valigie in tutto, sicuramente hanno portato tutto l’occorrente, giacca a vento e scarponcini da montagna compresi. Spero non i dopo-sci. Una volta mi è capitato di vedere in agosto una signora con i moon-boot blu cobalto, una cosa veramente divertente, anche ridicola per certi versi, ma più che altro divertente. Io e mio marito c’eravamo divertiti un sacco a osservarla. Ma forse solo perché avevamo un gran bisogno di ridere in quel momento. Lui, dico il lui della coppia, è un bel ragazzo, nerboruto. Avrebbe potuto scaricare lui i bagagli ma lei ha voluto fare la sua parte. Probabilmente è abituata ad arrangiarsi. Lei ha i capelli neri, cortissimi. Mi ricorda mio figlio durante la leva. Non sta male ma le ragazze con i capelli lunghi sono più belle o perlomeno a me piacciono di più. Mi danno l'idea di leggerezza, di vita che verrà, di sorprese da gustare. Si gioca tutta lì la vita, in quei pochi anni che danno l'illusione dell'eterna felicità. Alle sette e mezzo sono usciti da casa. Immagino siano andati a cena da qualche parte. Sono tornati poco prima che arrivassero gli ultimi, la coppia con il bambino piccolo.
Adesso la casa è al completo. Le luci di sera mi faranno un po' di compagnia, di giorno, le loro voci. Non vedo l'ora di conoscerli meglio. Vado a dormire anch'io.

Autora

Olimpia Rasom
Redadora

Cresciuda te Fascia, vive a Busan con chi de ciasa. Me piasc scriver de fémenes, contar sia stories, cognoscer sia vites. Da canche é scomenzà mia enrescida per l dotorat su la eles ladines, no é più lascià lò de scriver con eles. Mete adum ence documentars e reportage per la tv, no demò su la fémenes, e mete a jir picola enrescides e evenc.

Nata e cresciuta in val di Fassa, ora vivo a Bolzano ... >>