È incredibilmente consistente oggigiorno la quantità di imballaggi con cui ogni prodotto viene incartato. Addirittura la frutta e la verdura sono talvolta vendute in sacchi di plastica o sottovuoto, senza che sussista una reale necessità. Dal Dopoguerra la plastica ha letteralmente invaso il mondo, le case, le nostre vite. Tutti potevano permettersela. Era il materiale più accessibile, talmente economico da poter essere buttato via subito. Con la plastica infatti si può creare tutto, qualsiasi cosa, di qualsiasi dimensione, di qualsiasi spessore, di ogni forma e colore. Inoltre si rovina molto più difficilmente rispetto ad altri materiali come carta, legno o ferro. Ormai ne siamo completamente dipendenti. Basti pensare anche solo agli ospedali: tutti gli utensili sono racchiusi in sterili confezioni di plastica, i letti per gli anziani, i macchinari, i bicchieri … Tutto è in plastica. Molti di noi hanno anche parti del corpo di plastica e silicone. Stiamo vivendo nel mondo di Barbie senza nemmeno rendercene conto. La plastica sarebbe sicuramente un’ottima alleata se non avesse il difetto di essere difficilmente degradabile. Quante volte facendo una passeggiata sulla spiaggia ci siamo trovate di fronte ad una distesa infinita e sconfortante di rifiuti di ogni genere, dimensione, colore? E a tal punto ci siamo dette: “Dobbiamo fare qualcosa, così non va!” Ma cosa? Innanzitutto possiamo partire dal rispettare e promuovere la raccolta differenziata, le soluzioni alternative, il chilometro zero e tutte le iniziative e le buone abitudini che ci consentono di tutelare il nostro pianeta, e poi riciclare, riciclare e riciclare ed evitare quanto più possibile di produrre rifiuti. Prendere l’abitudine di recarsi a fare la spesa con le proprie borse è, per esempio, una piccolissima accortezza che può però significare tanto a livello ambientale. Se ogni giorno facendo la spesa usiamo una busta di plastica nuova, all’anno ne avremo già raccolte, e probabilmente anche già buttate via, 365! Si trattasse solo di tali buste, il danno ambientale sarebbe ancora relativamente contenuto, invece vi si aggiungono i pacchi dei biscotti, gli imballaggi della pasta, le bottiglie dei succhi, l’incarto dei fazzoletti, il pacchetto dei grissini, etc. Qualsiasi cosa compriamo è già in parte un rifiuto artificiale. Rendiamoci conto: noi andiamo al supermercato a comprare rifiuti. É assurdo! E ancora, se solo provassimo a consumare prodotti locali, servirebbero molti meno imballaggi atti ad evitare che i prodotti si rovinino. Per non parlare del risparmio che otterremmo di emissioni di CO2 emesse durante i trasporti necessari dal luogo di produzione a quello di vendita. Inoltre i prodotti verrebbero a costare meno, perché non sarebbe necessario il passaggio di mano in mano, perché il prodotto passerebbe dalla mano del contadino a quella del negoziante e infine alla nostra.
Un’altra usanza ecologically unfriendly che pratichiamo durante la gran parte delle feste è incartare i regali in coloratissime e tossicissime carte appositamente fabbricate. Lo scopo dovrebbe essere quello di mascherare l’identità dell’oggetto da regalare, affinché la persona festeggiata provi l’emozione della sorpresa. Ma se proprio ci teniamo tanto che il nostro omaggio rimanga nascosto per qualche istante in più, perché allora non usare direttamente il sacchetto con cui lo trasportiamo, chiudendolo magari con una graffetta, o avvolgere il regalo in una simpatica carta di giornale che, tra l’altro, va pure di moda?
Ci sono davvero un infinità di modi per salvaguardare una natura che è perfetta e basta a se stessa, quella natura che viene ridotta,umiliata e distrutta ogni giorno di più. Ci sono un sacco di provvedimenti da prendere al fine di evitare di ritrovarsi un giorno a vivere in un mondo come quello rappresentato in queste immagini: un triste e letale mondo di plastica.
L’istallazione fotografata è intitolata “Fragile”, fu esposta nel 2011 nel Montreal Easton Centre. L’ autore è lo street artist Peter Gibson (a.k.a. Roadsworth), che, insieme a Brian Armstrong e ad altri collaboratori, ha raccolto, nell’arco di più di otto mesi,l’immondizia presente nei containers adibiti al riciclaggio nel centro commerciale di Montreal. Tale opera artistica nasce per rendere coscienti i consumatori della enorme quantità di plastica prodotta esclusivamente in tale centro e per farli riflettere su quanto sia complicato il suo smaltimento ecologico.

Autora

Roberta Lazzarotto
Collaboratrice

Fotografa, scrittrice, ballerina, cantante, attrice, scalatrice, scultrice e pittrice. Non sono nulla di tutto ciò, ma vi aspiro costantemente. Ho decisamente troppi interessi, tra i quali mi giostro in una danza tutto sommato armonica. Alla mia passione prediletta dedico i miei studi e nel frattempo mi auguro di raccogliere esperienze e conoscenze da tutto il mondo.