“Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti, ma ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza.” (Pina Bausch)

Considero la danza, insieme al canto, alle altre forme d’arte e all’amore, un inno alla vita. Un modo per celebrare l’esistenza, per esternare moti interiori, esprimere l’indicibile. Fin quando la morte ti gira solo intorno, seppur sul punto di sedurti, la vita riemerge con un guizzo quasi inaspettato riprendendo a condurre le danze per un altro attimo di infinito. Dalle tenebre e dallo smarrimento sgorga a fiotti luminosi la vita aprendo nuove direzioni. Questo movimento tra la luce e il buio crea una tensione tra gli opposti, una corda tesa su cui si possono aprire le danze dell’equilibrista.

Nella mia ricerca di nuovi equilibri ho incontrato la danza Contact Improvisation e successivamente la Danceability. La Contact Improvisation, sviluppata negli anni settanta dal coreografo americano Steve Paxton, è un dialogo spontaneo tra due o più persone che utilizzano il contatto e le leggi della fisica come la forza di gravità, l’impulso, il momentum e l’inerzia, per danzare e disegnare lo spazio. La Danceability, ideata da Alito Alessi, è uno degli sviluppi della Contact Improvisation e rappresenta un metodo per insegnare danza a chiunque voglia danzare, indipendentemente dalle caratteristiche fisiche, emotive o cognitive. La cifra estetica della Danceability, qualcosa che viene prima e che va al di là di ogni intento etico e terapeutico, è la relazione e la coesione di gruppo, un’armonia che nasce dalla compresenza delle diversità in un costante tentativo di eliminare e prevenire l’esclusione attraverso il minimo comune denominatore del movimento. Un comune denominatore può essere la danza del respiro in un corpo immobile, il ritmo delle pulsazioni in un corpo impaurito, il battito di ciglia in uno sguardo sfuggente. Una volta identificato ciò che ci accomuna, possiamo esprimere tutta la forza della nostra unicità liberandoci da qualsiasi omologazione. Questo connubio creativo e creatore tra appartenenza e individualità, fa cominciare la danza e lo stupore per la vita.

Autora

Magda Simone
Collaboratrice

Nata nel 1975 a Bolzano, cresce sui meravigliosi pendii della Val Gardena, accompagnata sin dalla nascita da una malattia degenerativa dei muscoli, viene cullata da una scuola trilingue paritetica. Spicca il volo durante gli studi universitari rotellando per gli atenei e le strade di Innsbruck dove impara a conoscere il movimento per la vita indipendente e a sostenere il diritto all’autodeterminazione... >>

Foto: Franco Covi per Festival Internazionale Dreamtime